OGGI PARTE IL DOMANI FILMS
PARROCCHIA S. MARTINO DI REBBIO
(C/O ORATORIO) Via Lissi 11 Como
Ingresso libero
venerdì 27 luglio
Spettacolo unico ore 21.30
THOMAS MCCARTHY
L'OSPITE INATTESO |
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L'OSPITE INATTESO
The Visitor
Regia e sceneggiatura TOM McCARTHY
Fotografia OLIVER BOKELBERG Montaggio TOM McARDLE Costumi MELISSA TOTH Scenografia JOHN PAINO Musica AJAN A. P. KACZMAREK. Interpreti e personaggi RICHARD JENKINS Walter Vale HIAM ABBASS Mouna HAAZ SLEIMAN Tarek DANAI GURIRA Zainab. Stati Uniti 2008 - 103 minuti
Programma Ore 21.30 Proiezione film. Ingresso libero. |
| Thomas McCarthy
(New Jersey, Stati Uniti, 1966)
L’OSPITE INATTESO secondo film dopo THE STATION AGENT, film del 2003 ha esordito al Sundance Festival, dove ha ottenuto il Premio del Pubblico e il Premio di sceneggiatura Waldo Salt. L’OSPITE INATTESO ha vinto premi in molti festival del cinema, compresi San Sebastian, Stoccolma, Città del Messico e Aspen. I crediti di McCarthy attore comprendono: “Flags of our fathers – Lettere da Iwo Jima”, “Syriana“, “Good night, and good luck“, “Year of the Dog“ e “Ti presento i miei“. |
Walter Vale è un professore universitario di economia, rimasto vedovo, che insegna ormai svogliatamente e vive monotonamente in una cittadina del Connecticut. Quando di malavoglia accetta di sostituire un collega a una conferenza a New York, scopre che il suo appartamento, da tempo disabitato, è stato affittato con l’inganno ad una giovane coppia, il siriano Tarek, che suona il djembe in un gruppo jazz, e l’africana Zainab, disegnatrice di gioielli. Dopo la sorpresa iniziale, Walter invita i due a restare e inizia con Tarek un’amicizia nel nome della musica. Ma un contatto incidentale con la polizia, in metropolitana, fa finire Tarek, immigrato irregolare, in un centro di detenzione nel Queens. L’arrivo della madre del ragazzo, Mouna, rinnova l’impegno e l’affetto di Walter per Tarek ma il suo fermo assume sempre più i connotati della prigionia… Ciò che è scomodo non è facile da raccontare, i fantasmi è preferibile mantenerli nell'ombra, così da credersi pulite le coscienze. Thomas McCarthy, attore che con “Station Agent” abbiamo imparato a conoscere anche come bravo regista, ha invece la sensibilità giusta per smascherare le squallide regole del vivere ordinato. Nella New York ferita dall'abominio dell'11 settembre, che si dichiara forte e fiera attraverso i simboli di sé stessa di cui si è tappezzata, si muovono le esistenze minime dei protagonisti de “L'ospite inatteso”. McCarthy rivela una grande delicatezza quando va a rubare i loro volti che traboccano un'umanità che lascia sbalorditi anche grazie alla bravura dei protagonisti. L'interpratazione di Richard Jenkins, nel ruolo di un vedovo che viene richiamato alla vita dall'incontro con lo straniero che gli tende la mano, commuove nella sua profonda discrezione e nella capacità di tratteggiare con estremo garbo un rapporto che si modella giorno per giorno su quello che intercorre solitamente tra un padre e un figlio. Ma gli esseri umani sono piccoli e c'è sempre qualcosa di più grande e incomprensibile pronto a separarli, a sputare via l'indesiderato. Ci si potrebbe immaginare drammi gridati, una disperazione che straborda nella parodia, e invece le emozioni in gioco rimangono solo accennate, chiedendo allo spettatore lo sforzo di completarle con ciò che si smuove nel proprio animo. Ne esce fuori un ritratto di grande potenza dei nostri tempi, di un mondo che dà e toglie, in cui i modi barbari coi quali vengono applicate le leggi sono le tracce di un orrore col quale dobbiamo confrontarci.
NOTE di TOM McCARTHY
Penso sia sempre difficile individuare l’esatto centro di ispirazione per un film. Io in genere raccolgo un sacco di idee diverse e le ordino in un grande file per poi vagliare quelle che mi “suonano” di più. Credo che in questo caso si sia trattato di un paio di cose. Ho trascorso un certo tempo in Medio Oriente (precisamente a Beirut) per l’ultimo film che ho diretto, e mi sono reso conto di aver letto tanto su quella parte del mondo, senza aver capito molto della sua gente né della loro cultura. Vi sono perciò tornato un paio di volte, ho letto ancor più e ho persino cominciato a passare più tempo nella comunità araba qui a New York. Nel corso delle mie ricerche ho trovato la storia di un giovane mediorientale arrestato e messo in uno di questi centri. Cominciai perciò a leggere tutto il possibile sulle politiche per l’immigrazione e in particolare sul nostro sistema di detenzione. Il modo in cui dopo l’11 settembre trattiamo la gente, i cittadini non registrati in particolare, mi ha portato a questa storia. Dopo aver aderito all’organizzazione Sojourners, con sede a Manhattan, ho anche preso a far visita ai detenuti. A parte questo, avevo in mente il personaggio di un anziano professore universitario che ha perso la passione per la sua vocazione. A un certo punto le due storie si sono unite e i due personaggi si sono messi insieme.
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