lunedicinema
cinema contemporaneo internazionale d'autore
agosto / dicembre 2010
I LUNEDÌ del CINEMA
Cinema Gloria
Via Varesina 79, 22100 Como

Ingressi
Intero € 7
Ridotto € 5
(Soci Arci, studenti, over 65)
Tessera 15 film € 50
lunedì 19 aprile
Spettacolo unico ore 20.45
FEDERICO FELLINI
ROMA
locandina evento
ROMA
Regia FEDERICO FELLINI
Sceneggiatura FEDERICO FELLINI
BERNARDINO ZAPPONI
Fotografia GIUSEPPE ROTUNNO
Montaggio RUGGERO MASTROIANNI
Musica NINO ROTA

Interpreti e personaggi
PETER GONZALES FRANCO Fellini a 18 anni
PIA DE DOSES principessa Domitilla
ANNA MAGNANI
MARCELLO MASTROIANNI
ALBERTO SORDI
GORE VIDAL
RENATO ZERO
NINO TERZO
ALVARO VITALI
Italia 1972. 128 minuti.
Federico Fellini
Rimini 1920 – Roma 1993

Debutta nella regia nel 1952 con LO SCEICCO BIANCO, presentato al Festival di Venezia lo stesso anno ed è un totale insuccesso di critica e di pubblico. Nonostante ciò, gira I VITELLONI, che l'anno successivo vince il Leone d'Oro al Festival di Venezia. Nel 1954 con LA STRADA, vince un primo Premio Oscar per il miglior film straniero e il secondo lo vince nel 1957 con LE NOTTI DI CABIRIA, e il terzo nel 1963 con 8 _. Nel 1960 sconvolge la nobiltà e la borghesia romana con LA DOLCE VITA. Nel 1965 è la volta di GIULIETTA DEGLI SPIRITI cui seguono un episodio intitolato TOBY DAMMIT nel film TRE PASSI NEL DELIRIO, FELLINI-SATYRICON nel 1969, I CLOWNS, un film documentario realizzato per la televisione italiana nel 1970, ROMA (1972). Nel 1973 dedicò ai ricordi d'infanzia, e alla città di Rimini, uno dei suoi capolavori, AMARCORD, che in riminese vuol dire "Mi ricordo" con cui vince il quarto oscar.
La Roma fascista degli anni '30 e quella degli anni '70 è raccontata a blocchi di sequenze autonome in cui l'esperienza autobiografica del Moraldo-Fellini trasfigura la realtà alla sua maniera visionaria. La Roma di Roma non è quella dei libri di storia, dei dépliants turistici, o, peggio, dei romanisti, tanto meno quella cruda di Pasolini o quella torbida di Moravia. E' la Roma d'un artista che pur avendo fatto carriera è rimasto nei suoi confronti il Moraldo dei Vitelloni... La Roma di Fellini è il perfetto antidoto contro la solitudine dell'uomo moderno, e il rifiuto di ogni utopia ideologica, e insieme il rifugio degli increduli e lo stagno d'ogni Narciso." (Giovanni Grazzini, "Corriere della Sera", 17 marzo 1972). "Fellini non riesce ad amalgamare l'insieme, la materia gli sfugge a raggiera, articolandosi in piani distinti. Più si sente lo sforzo del regista nel coordinare, e più tale sforzo appare artificioso e velleitario. Meglio, allora, seguire il film. Indipendentemente dalla fatica unitaria di Fellini, come una serie di quadri a se stanti, lasciando allo spettatore il compito di sentirli unificati nel fluire di un discorso sotterraneo continuativo e coerente. Da un simile approccio il film non ci perde, anzi ci guadagna. Bisogna lasciare il film disperdersi in tanti rivoli per poi, a distanza, percepire la tensione unitaria di questo disordine." (Sergio Frosoli, "La Nazione", 17 marzo 1972)