I LUNEDÌ del CINEMA
Cinema Gloria
Via Varesina 79, 22100 Como
Ingressi Intero € 7 Ridotto € 5 (Soci Arci, studenti, over 65) Tessera 15 film € 50 lunedì 19 aprile
Spettacolo unico ore 20.45
FEDERICO FELLINI
ROMA |
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ROMA
Regia FEDERICO FELLINI
Sceneggiatura FEDERICO FELLINI BERNARDINO ZAPPONI Fotografia GIUSEPPE ROTUNNO Montaggio RUGGERO MASTROIANNI Musica NINO ROTA Interpreti e personaggi PETER GONZALES FRANCO Fellini a 18 anni PIA DE DOSES principessa Domitilla ANNA MAGNANI MARCELLO MASTROIANNI ALBERTO SORDI GORE VIDAL RENATO ZERO NINO TERZO ALVARO VITALI Italia 1972. 128 minuti.
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| Federico Fellini
Rimini 1920 – Roma 1993
Debutta nella regia nel 1952 con LO SCEICCO BIANCO, presentato al Festival di Venezia lo stesso anno ed è un totale insuccesso di critica e di pubblico. Nonostante ciò, gira I VITELLONI, che l'anno successivo vince il Leone d'Oro al Festival di Venezia. Nel 1954 con LA STRADA, vince un primo Premio Oscar per il miglior film straniero e il secondo lo vince nel 1957 con LE NOTTI DI CABIRIA, e il terzo nel 1963 con 8 _. Nel 1960 sconvolge la nobiltà e la borghesia romana con LA DOLCE VITA. Nel 1965 è la volta di GIULIETTA DEGLI SPIRITI cui seguono un episodio intitolato TOBY DAMMIT nel film TRE PASSI NEL DELIRIO, FELLINI-SATYRICON nel 1969, I CLOWNS, un film documentario realizzato per la televisione italiana nel 1970, ROMA (1972). Nel 1973 dedicò ai ricordi d'infanzia, e alla città di Rimini, uno dei suoi capolavori, AMARCORD, che in riminese vuol dire "Mi ricordo" con cui vince il quarto oscar. |
La Roma fascista degli anni '30 e quella degli anni '70 è raccontata a blocchi di sequenze autonome in cui l'esperienza autobiografica del Moraldo-Fellini trasfigura la realtà alla sua maniera visionaria. La Roma di Roma non è quella dei libri di storia, dei dépliants turistici, o, peggio, dei romanisti, tanto meno quella cruda di Pasolini o quella torbida di Moravia. E' la Roma d'un artista che pur avendo fatto carriera è rimasto nei suoi confronti il Moraldo dei Vitelloni... La Roma di Fellini è il perfetto antidoto contro la solitudine dell'uomo moderno, e il rifiuto di ogni utopia ideologica, e insieme il rifugio degli increduli e lo stagno d'ogni Narciso." (Giovanni Grazzini, "Corriere della Sera", 17 marzo 1972). "Fellini non riesce ad amalgamare l'insieme, la materia gli sfugge a raggiera, articolandosi in piani distinti. Più si sente lo sforzo del regista nel coordinare, e più tale sforzo appare artificioso e velleitario. Meglio, allora, seguire il film. Indipendentemente dalla fatica unitaria di Fellini, come una serie di quadri a se stanti, lasciando allo spettatore il compito di sentirli unificati nel fluire di un discorso sotterraneo continuativo e coerente. Da un simile approccio il film non ci perde, anzi ci guadagna. Bisogna lasciare il film disperdersi in tanti rivoli per poi, a distanza, percepire la tensione unitaria di questo disordine." (Sergio Frosoli, "La Nazione", 17 marzo 1972)
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