lunedicinema
cinema contemporaneo internazionale d'autore
agosto / dicembre 2010
I LUNEDÌ del CINEMA
Cinema Gloria
Via Varesina 79, 22100 Como

Ingressi
Intero € 7
Ridotto € 5
(Soci Arci, studenti, over 65)
Tessera 15 film € 50
lunedì 8 marzo
Spettacolo unico ore 20.45
KARIN ALBOU
IL CANTO DELLE SPOSE
locandina evento
IL CANTO DELLE SPOSE
Le chant des mariées
Regia KARIN ALBOU
Sceneggiatura KARIN ALBOU
Fotografia LAURENT BRUNET
Montaggio CAMILLE COTTE
Musica FRANÇOIS-EUDES CHANFRAULT

Interpreti e personaggi
LIZZIE BROCHERÉ Myriam
OLYMPE BORVAL Nour,
NAJIB OUDGHIRI Khaled
SIMON ABKARIAN Raoul
KARIN ALBOU Tita.
Francia, Tunisia 2008. 100 minuti.
Karin Albou
Tunisi, Tunisia, 1968

Dopo i corsi di arte drammatica, frequenta una scuola di cinema a Parigi e in seguito studia l’arabo letterario. Il suo primo cortometraggio “Chut” ottiene il premio come primo film di Cinécinéma. Dopo aver sperimentato con i documentari (“Mon pays m’a quitté”), sceglie di parlare per la sua seconda opera di fiction dell’Algeria, il paese d’origine della famiglia del padre: “Aïd El Kebir”, che le vale il gran premio del Festival di Clermont-Ferrand. LA PETITE JÉRUSALEM, il suo primo lungometraggio, viene selezionato per la Settimana della critica al Festival di Cannes nel 2005. IL CANTO DELLE SPOSE è il suo secondo lungometraggio.
Tunisi, 1942. Nour e Myriam, 16 anni, sono amiche d’infanzia. Una è ebrea, l'altra è musulmana. Condividono la stessa casa in un modesto quartiere in cui ebrei e musulmani vivono in armonia. Ognuna di loro desidera segretamente condurre la vita dell’altra: mentre a Nour dispiace non andare a scuola come la sua amica, Myriam sogna l’amore. È invidiosa del fatto che Nour sia fidanzata con suo cugino Khaled, una sorta di fantasia condivisa del principe azzurro. Le due conserveranno una forte solidarietà fino a quando l'occupante tedesco, spalleggiato dai francesi collaborazionisti, non inizierà un'azione di propaganda volta a mettere i musulmani contro gli ebrei…La regista tunisina Karin Albou già nella sua prima opera, “La petite Jerusalem”, aveva affrontato il complesso tema del rapporto tra persone di fede differente, torna alle stesse tematiche collocandole in un contesto storico dove il furore ideologico assorbe qualsiasi possibilità di dialogo tra diversi. Il film mostra come la guerra laceri l'armonica convivenza tra ebrei e musulmani e denuncia come la donna sia oppressa tanto dalla cultura araba quanto da quella ebraica. La regista, che si riserva anche il ruolo della madre di Myriam, mette in scena un dramma in cui emerge con forza, oltre ogni ideologia, la comunanza tra donne e la forza della solidarietà al femminile, raccontando una storia che trova la propria forza espressiva nel comprendere a pieno la condizione femminile.
Note di Karin Albou
Ho scritto questo film perché mi è capitato di allontanarmi dalle mie amiche più intime, dopo che si sono sposate loro, nel momento in cui mi sono sposata io. Non la vivo certo come una fatalità, ma mi ha portato a riflettere sulla forza delle amicizie d’infanzia, caratterizzate da un desiderio incosciente, un amore esclusivo, un bisogno pressante d’identificazione. Ho scelto di ambientare questa storia tra Nour e Myriam durante la seconda guerra mondiale, perché si tratta di un momento storico poco noto, che non è limpido e si rivela pieno di ambiguità e asperità. Queste ambiguità sono state esplorate in letteratura (da Mohammed Dib, tra gli altri), ma non nel cinema. Molti film parlano della seconda guerra mondiale, ma sono tutti ambientati in Europa. Nessuno di loro ha narrato il modo in cui questa guerra è stata vissuta nelle colonie e nei protettorati. Desideravo descrivere le ripercussioni dell’occupazione tedesca sui personaggi: il modo in cui ognuno di loro, in una situazione estrema, gettato nella guerra, si confronta con la propria crudeltà. All’inizio del film durante il fidanzamento di Nour le due ragazze sono letteralmente fuse l’una con l’altra, ritratte insieme in ogni inquadratura. L’unica separazione è quella tra uomini e donne, che non condividono mai lo stesso spazio e non hanno accesso agli stessi oggetti di piacere. Poi, quando la guerra s’infiltra nel quotidiano di Nour e Myriam, ognuna viene gettata suo malgrado nella propria identità, costretta a condividere il destino della propria comunità.